Chi l’avrebbe detto che è possibile realizzare carta e imballaggi compostabili dalla crusca o dalla pelle del pomodoro, riducendo così l’impatto produttivo sull’ambiente? Eppure si tratta di una solida realtà. Questo grazie alla startup ReVita, nata nel 2022 e guidata da due chimiche formatesi alla Statale di Milano, Greta Colombo Dugoni e Monica Ferro. Un’innovazione che guarda al domani, per ridurre i consumi di energia e di acqua di quasi il 100%, oltre ad abbattere del 75% le emissioni di anidride carbonica. Ne abbiamo parlato con una delle fondatrici, Greta Colombo Dugoni.
Com’è nata la startup?
“Siamo partite da un progetto di ricerca in università, un qualcosa che inizialmente era visto come un gioco, ma che poi si è rivelato essere molto di più. E così nel dicembre di tre anni fa è iniziata l’avventura di ReVita. All’inizio ci hanno aiutato investitori italiani e internazionali, poi nel 2024 abbiamo ottenuto il finanziamento Smart & Start Italia per le startup innovative. In questo modo abbiamo potuto investire nella parte commerciale, nel lancio del brand e mettere le basi per l’industrializzazione su larga scala”.
Una realtà imprenditoriale che fa sentire la sua voce dalla provincia milanese.
“Proprio così, abbiamo la sede a Turbigo, a pochi chilometri da Milano”.
In cosa consiste, in sostanza, il vostro lavoro?
“Il nostro lavoro si basa sull’idea di poter produrre carta senza deforestare, ma usando gli scarti alimentari, come la crusca, ottenuta dalla lavorazione del grano, la lolla del riso, che è il rivestimento non commestibile dei chicchi, o le trebbie della birra”.
Un nuovo modo di vedere il comparto ecologico.
“Esatto. È infatti un buon momento storico per la sostenibilità, questo perché il consumatore finale di oggi è più sensibile, più attento rispetto al passato”.
Quanta fibra di cellulosa producete all’anno?
“A oggi i nostri macchinari sono in grado di produrre ben 500 tonnellate di fibra, vale a dire 5.000 tonnellate di carta all’anno”.
E come va l’andamento di questo mercato?
“È un mercato molto positivo, competitivo e ricco di sfide, soprattutto per il ruolo che in esso svolge la carta riciclata, che però non è la soluzione ottimale per il domani, in quanto porta con sé vari problemi tecnici. La nostra fibra invece ha delle performance migliorative, e soprattutto non intacchiamo le fonti vergini”.
Possiamo allora definire la vostra carta la soluzione per il futuro?
“Per noi lo è. Stiamo parlando della nuova carta, un prodotto alternativo e ottimo per tutte le applicazioni”.
Edoardo Cassanelli